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UNA SCOMODA VERITA'
Politica Locale
Scritto da Elisabetta   
Venerdì 02 Agosto 2019 12:21

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

(Primo Levi)

 

Riapriamo la nostra piazza virtuale dopo un voluto lungo silenzio, ma quello che sta accadendo merita alcune riflessioni.

Intanto è sempre positivo discutere e confrontarsi quando si argomenta con conoscenze fondate e riflessioni mature e consapevoli.

Il discorso cambia e prende direzioni sbagliate se invece ci si improvvisa esperti, si copiano e riportano citazioni, spiegazioni date o scritte da altri, senza alcun filtro, se si usa un linguaggio offensivo o si ripetono frasi qualunquiste e basta.

In questo caso non vedo l’intenzione di capire, di crescere e intendersi, ma piuttosto l’intento di disprezzare e sminuire chi la pensa in un altro modo e si espone con coerenza.

Le mie sono considerazioni da cittadina elettrice, di questa maggioranza tra l’altro, che paga le tasse, e non valgono di più, né meno di altre, vogliono però essere costruttive perciò saranno motivate accuratamente.

Sono anche le riflessioni di un’insegnante che ogni giorno ha a che fare con la formazione delle nuove generazioni, crede nella scuola e contribuisce all’acquisizione di strumenti di pensiero da parte degli alunni.

 

In una fiaba poco nota ma assai istruttiva di C. Andersen, si racconta che “quello che fa il babbo è sempre ben fatto” (se volete leggerla ecco il link) intendendo che quando si crede ciecamente in qualcuno si accetta con gratitudine quello che fa senza mai mettere qualcosa in discussione, anche quando quella persona commette errori clamorosi.

Mi sembra proprio il nostro caso: l’elettorato dell’attuale maggioranza comunale insorge fiero e protettivo nei confronti del Sindaco inneggiando alla trovata geniale da lui avuta, ma lo fa, a mio avviso, soprattutto perché chi dissente è sempre quella “sinistra” invisa che parla solo per partito preso, che fa polemica e non si fa i fatti suoi, che non avrebbe altro da fare. Ma non credo che nei sogni dei Villesi ci fosse il restauro della scritta DUX!

La situazione è paradossale: studiosi, storici, esperti, associazioni del territorio e oltre, criticano l’accaduto e qui si liquida il tutto con “la scritta c’è sempre stata, che fa?”.

Allora si fa finta di non capire, o proprio non si comprende, che il problema non è la presenza della scritta sulla montagna, ma averla messa in evidenza, aver richiamato l’attenzione su di essa.

Poteva tranquillamente rimanere lì, come l’emblema del fascio sui tombini o l’altra frase sulla casa all’inizio del corso e nessuno ne avrebbe chiesto la rimozione, come infatti è stato finora.

La gravità sta nell’aver ritenuto giusto mostrarla al mondo intero come se fosse motivo di orgoglio (d’altra parte non mettiamo in evidenza le cose di cui siamo fieri?), alla stregua di S. Francesco Caracciolo, l’IPPSAR, la chiesa della Madonna in Basilico… ma sono davvero sullo stesso piano? Questo chiedo a chi insiste nello sminuire la protesta, ai qualunquisti di sempre e a quelli dell’ultim’ora (c’è sempre qualcuno pronto a rinnegare le proprie idee per convenienza, purtroppo).

Ma al Sindaco per uscirne a testa alta non basterà minimizzare la portata della sua decisione, meditata o improvvisata che fosse, con qualche frase di basso profilo o definendosi “moderato”.

In politica il moderato, se mai questo aggettivo significhi concretamente qualcosa,è lontano dagli estremismi, ma cosa c’è di più estremo di una scritta inneggiante a Mussolini?

Ditemi voi.

Nemmeno le amministrazioni del passato esplicitamente di destra hanno azzardato un passo del genere. Altri, invece, hanno dedicato alcuni luoghi di Villa a eroi della società, portatori di valori di altruismo e democrazia.

Invito i consiglieri che condividono queste riflessioni a presentare un’interpellanza sull’operato della Giunta e quindi una mozione per la copertura della scritta sulla montagna.

Invito i concittadini, soprattutto i giovani, a uscire dagli stereotipi per entrare nella consapevolezza che precede l'autonomia di pensiero.

 

 

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