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TUTTO E' RELATIVO! (?)
Politica Locale
Scritto da Elisabetta   
Venerdì 31 Luglio 2015 11:43

relativo


Oggi condivido con voi qualche riflessione sull'impatto che abbiamo quando esprimendo una nostra opinione ci sentiamo dire “E' relativo! Tu la pensi così!”

Nelle sue “Storie” (440 – 429 a.C.), Erodoto racconta l'esperimento culturale di Dario, il re dei Persiani.

Messi a confronto Greci e indiani Callati, Dario chiese loro a quale prezzo avrebbero rinunciato ai propri culti funerari (bruciare i cadaveri da parte dei Greci e mangiare il corpo dei genitori morti da parte degli indiani Callati) ricevendo in entrambi i casi una risposta non solo di rifiuto, ma sdegnata: agli occhi dei Greci era disgustoso divorare i cadaveri, ma agli occhi dei Callati era altrettanto vergognoso bruciarli.

 

Mi sembra un ottimo esempio di atteggiamento relativistico dal punto di vista culturale: perde significato la questione di quale sia la scelta preferibile (cremazione o cannibalismo, nel caso trattato da Dario). L'opinione su ciò che è 'migliore' è infatti già espressa dalle persone nel momento in cui aderiscono al modello culturale della comunità a cui appartengono e si riconoscono in esso.

Infatti, se uno facesse a tutti gli uomini una proposta invitandoli a scegliere le usanze migliori di tutte, dopo aver ben considerato ognuno sceglierebbe le proprie: a tal punto ciascuno è convinto che le sue proprie usanze sono di gran lunga le migliori di tutte” (op. citata).

 

Siamo d'accordo con questa interpretazione? Allora “Tutto è relativo”?

 

La frase attribuita ad Einstein (anche se non ci sono prove che lo abbia detto davvero), in una semplificazione ingenua della sua teoria scientifica, indica che la realtà è sempre considerata in un certo modo in base ai punti di vista individuali. Suggerirebbe che non c'è una realtà oggettiva, che tutte le forme di conoscenza hanno lo stesso valore e quindi non c'è opinione più "valida" di un'altra.

Dovremmo pertanto accettare valutazioni, comportamenti, idee e anche il loro esatto contrario perché non esisterebbe un modo di intendere le cose più opportuno di altri.

Ma guardiamo la nostra realtà...

Se assumessimo il relativismo come principio “assoluto” (sembra un paradosso), toccherebbe approvare chi si complimenta con l'Amministrazione comunale per il livello di pulizia del paese e nel contempo chiedersi: “Ma questo tizio ha sbagliato paese o è passato solo avanti e indietro lungo il corso? Non ha visto i resti degli alberi tagliati o sfrondati lasciati a marcire per settimane lungo l'argine del fiume (il massimo della sicurezza)? Non ha notato i tantissimi terreni incolti pieni di erbacce, rifiuti, animali, vecchie strutture cadenti?”.

E ancora....

paghiamo tasse comunali altissime lamentandocene, ma nel frattempo accettiamo anche le spese inutili per la collettività che, fatte per lo più con scopi elettorali o ricreativi/di opportunità per chi le organizza, sono presentate come vantaggiose per il paese anche se non sembra abbiano avuto alcun ritorno se non per chi ha partecipato per auto-promuoversi.

Poi....

leggiamo con apprensione di contributi rilasciati a certi vaghi e fumosi progetti che con la crisi, i tagli ai servizi e le tasse alte ci sembrano davvero inopportuni, ma nel mentre siamo grati perché avremo un paese più bello (!?) anche se non sappiamo esattamente cosa significhi.

Abbiamo appreso del “disastro finanziario” trovato da questa amministrazione e condiviso l'obiettivo di risanamento attraverso la riduzione delle spese e l'aumento delle tasse, però poi ci sentiamo anche presi in giro (“Anche le formiche nel loro piccolo si inc...ano”) dalle spese sostenute per metri e metri di ringhiere davvero superflue, di cancelli che nemmeno nei castelli..., di viaggi pleonastici, di contributi ad iniziative inutili, di incentivi fuori luogo e ci chiediamo: “ma i nostri sacrifici servono per mantenere patinata l'immagine del sindaco e della giunta”?

Siamo d'accordo con il principio di “tolleranza zero” espresso nei confronti di chi non rispetta le regole della viabilità, ma contemporaneamente tiriamo un sospiro di sollievo sapendo che possiamo parcheggiare ovunque, in doppia e tripla fila, anche tra i dissuasori se abbiamo la moto, possiamo salire con la macchina sui marciapiedi e sostare sulle strisce pedonali (perfino su quelle davanti alla scuola all'ora di uscita e di entrata degli alunni), possiamo ignorare l'obbligo del disco orario e creare caos e rumore.

Osserviamo infine con soddisfazione le nuove e belle strisce pedonali pensando che qui i pedoni sono importanti, ma subito ci chiediamo disperati perché i soldi risparmiati con i nostri sacrifici non siano invece usati per iniziare ad urbanizzare questo paese e finalmente modernizzarlo visto che sembra ancora Villa del dopoguerra con le strade senza marciapiedi, con le erbacce ai lati (alte o tagliate che siano), senza illuminazione, tantissime barriere architettoniche..ecc.

 

Sembra schizofrenico? Allora davvero “Tutto è relativo”? E' possibile sul serio trovare valide tutte le opinioni? Qual è il modello culturale in cui la comunità villese si riconosce?

 

Personalmente credo ci sia un limite al “relativo”, dato dall'oggettività di certe posizioni.

E' la consapevolezza che "tutto è relativo a un qualche assoluto di riferimento": ci sono “parametri”, idee, “regole” universali che prescindono dall'appartenenza ad un popolo, ad una comunità, ad un partito, ad un gruppo e che dovrebbero essere sempre riconosciuti validi per tutti, che vanno oltre il “io la penso così” o “me ne assumo la responsabilità”.

Ci sono delle cose delle quali non si può disquisire: il loro significato è chiaro e condiviso. Tra queste l'idea di pulizia e di modernità, il concetto di qualità della vita, la definizione di cultura, il principio di utile per la collettività, di una politica al servizio della società e non ultimo il concetto di “bravura”.

 

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