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IL FANTASMA GENDER
Attualità
Scritto da Pina   
Lunedì 24 Agosto 2015 17:42

il-gender

L’ideologia gender parte dal presupposto che l’uomo e la donna siano tali perché determinati geneticamente ma che il “genere” sia il risultato di fattori personali, culturali e sociali. Essa sostiene, cioè, che il sesso sia biologicamente prestabilito ma che il genere sia un costrutto socio-culturale.

Negli ultimi tempi incalza una rovente polemica sulla presunta diffusione nelle scuola di queste teorie, in particolar modo dopo l’emanazione del d.d.l. “La buona scuola” che, nel comma 16, promuove la sensibilizzazione contro la violenza di genere e di tutte le discriminazioni facendo propria la convenzione di Istanbul. Essa recita: “con il termine genere ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività ed attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini”.

Da questa affermazione è nato il sospetto che ci sia la volontà di voler diffondere, da parte delle istituzioni politiche, l’ideologia di genere con il conseguente innesco di una serie di reazioni oppositive da parte di genitori, operatori del settore, forze politiche e rappresentanti della chiesa cattolica.

Il termine “gender” o “genere” ha avviato una serie di riflessioni e di contestazioni sulla natura intrinseca del suo significato.

Il ministro Giannini, dopo aver ascoltato le parti interessate, ha ribadito che le attività extra-scolastiche all’interno delle scuole, compresi i progetti che abbiano come obiettivo la prevenzione delle discriminazioni di genere e non, potranno essere attivate solo previo consenso informato dei genitori degli alunni.

Su questa tematica sono stati scritti fiumi di parole. Spaziando fra una lettura e l’altra si evincono punti di vista molto differenti fra coloro che ravvisano la presenza delle ideologie di genere nel maxiemendamento, ritenendole potenzialmente pericolose perché minano alla base la nostra società fondata sulla famiglia e sui ruoli, e quanti sostengono che al suo interno ci sia esclusivamente la volontà di prevenire forme di discriminazioni dilaganti nell’ odierno contesto socio-culturale.

Dalla lettura del documento in questione non si ravvisa alcun riferimento specifico all’ ideologia gender e tantomeno la propulsione verso una sua diffusione.

A questo punto è legittimo chiedersi per quale ragione ci sia tanto fermento intorno a questo argomento e se le informazioni in merito siano state strumentalizzate dai media e, se così fosse, per quale ragione.

Verrebbe spontaneo pensare alle tante donne che hanno subito “silenziose” o palesi persecuzioni da parte di uomini i quali poi si sono arrogati il diritto di annientarne l’esistenza. Violenze contro le quali nulla è stato possibile se non accertarne la loro brutale conclusione di fronte alle quali figli e genitori della vittima hanno assistito pressochè impotenti. E ancora, forse meno grave ma fortemente discriminante si potrebbe rivolgere l’attenzione alla scelta, da parte di alcuni datori di lavoro di assumere, a parità di competenze, un uomo anziché una donna solo perché quest’ultima potrebbe assentarsi più frequentemente dal lavoro per eventuali gravidanze o problematiche legate alla sfera femminile. Accade ancora oggi bensì ci si nasconda dietro una parità formale.

Non potrebbe bastare questo per avviare una seria prevenzione contro le discriminazioni, gli abusi e la violenza di genere? E’ davvero necessario creare allarmismo su tematiche tanto attuali? Verrebbe da chiedersi quali siano le paure ancestrali in chi annuncia di vedere nuovi mostri e perché ci si opponga con tanta fermezza al cambiamento in una società in costante ed inarrestabile evoluzione che ha bisogno di rielaborare le sue regole in funzione di tali modificazioni.

Nelle scuole si è sempre fatta prevenzione per combattere disuguaglianze ed emarginazioni.

Forse questa “resistenza” è dovuta alla paura di dover smascherare preconcetti e stereotipi che si celano dietro ai ruoli. Il vero fantasma è il pregiudizio. Esso è capace di generare disuguaglianze e disagi sociali alle quali si può porre rimedio attraverso pratiche educative improntate alla sua prevenzione, che auspichino uguaglianze e dove per uguaglianza si intende parità dei diritti.

 

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