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LA BUONA SCUOLA
2014
Scritto da Elisabetta   
Martedì 30 Dicembre 2014 15:22

buonascuola

Si è chiusa da qualche settimana la consultazione online e offline sul documento “La buona scuola”, promossa dal governo. I risultati si possono leggere sul sito dell'Istruzione: grafici, tabelle sinottiche, didascalie, note a margine....molti modi per spiegare i dati e renderli comprensibili anche ai non addetti ai lavori.

Ci sono volute diverse ore per leggere il tutto, anche omettendo quei dati che non mi sembravano rilevanti, e sono riuscita a farmi un'idea abbastanza precisa. Nel complesso mi sono ritrovata nelle conclusioni riportate, ma si sa, la media non restituisce perfettamente la realtà! Comunque, è chiaro che bisogna ricominciare da chi lavora dentro la scuola, dagli insegnanti prima di tutto e dai dirigenti: sono questi che la fanno davvero “buona” e hanno il compito di formare alunne ed alunni di sano spessore culturale e umano, anche con pochi mezzi.

Di questo, in effetti sono sempre stata convinta e ho agito di conseguenza formandomi prima di formare, istruendomi prima di istruire, diventando cittadina per dare l'esempio, come molti altri prima e dopo di me.....ma non tutti. Perciò credo che gli ultimi a poter esprimere opinioni sul documento debbano essere i sindacati: ritengo sia loro responsabilità se ci troviamo in questa situazione disastrosa.

Sono stati loro a rivendicare e ad ottenere l'ingresso indiscriminato di insegnanti che tutto avrebbero potuto intraprendere tranne questa professione; non dimentichiamo che bastava aver solo svolto 360 giorni di servizio in tre anni per poter essere inseriti nella graduatoria permanente e quindi nominati in ruolo. Chi ha verificato che quelle donne e quegli uomini possedessero le competenze per insegnare?

Sono stati sempre loro a contestare qualunque proposta di valutazione dei docenti, senza formularne alcuna alternativa: non dimentichiamo tutte le occasioni perdute, dal famoso “concorsone” di Luigi Berlinguer (ex ministro della Pubblica Istruzione dal 1996 al 2000) in poi. Se i sindacati, confederali e non, avessero creduto davvero nel compito che la scuola deve realizzare, avrebbero lavorato per primi all'idea di valutazione degli insegnanti, ma non l'hanno fatto ed oggi, in modo populistico, alzano gli scudi. E chi ha rivendicato la non obbligatorietà della formazione?

La scuola ha bisogno di essere valutata, alla stregua di ogni discente che ne ha necessità per orientarsi nel proprio percorso di apprendimento, ma occorre rassegnarsi: non tutti i laureati sono fatti per diventare docenti, né tutti gli abilitati lo sono diventati, essendolo effettivamente.

Il nostro non è un lavoro qualunque, non è alla portata di tutti, oggi più che mai: non basta sapere i contenuti della materia da insegnare, devi conoscerne l'epistemologia (fondamenti, metodi, linguaggio) e la didattica; non puoi limitarti a sollecitare solo la memoria dell'alunno promuovendo un apprendimento meccanico e ripetitivo, devi dargli degli strumenti di pensiero e insegnargli ad imparare (pensare in modo reticolare); non puoi considerare l'insegnamento come una serie di lezioni cattedratiche dove tu parli e la classe compatta ascolta in silenzio, ma devi progettare un ambiente nel quale gli alunni e le alunne si aiutano, si assistono reciprocamente per lavorare più efficacemente nei compiti, fare progressi nelle discipline, apprendere modi adeguati per sviluppare schemi cognitivi e abilità sociali. Il nostro è un lavoro dove sei chiamato a rapportarti con gli altri: colleghi, operatori scolastici e famiglie; devi rilevare i problemi e contribuire a risolverli, devi prenderti cura della scuola, il tutto con onestà intellettuale e serietà, senza rincorrere la popolarità perché sei quella che niente è abbastanza degno di rilievo e gli alunni sono il mezzo per affermarti (il nuovo deleterio maternage!) e senza ritenere che la scuola inizi e finisca con le quattro mura dell'aula dove sei (gli ignavi).

Essere insegnante, per me, significa essere educatore con idee precise sulla meta, che sa guardare avanti e intorno a sé, senza dimenticare le lezioni del passato, quindi no al maternage, no alla scuola dell'eterno viaggio che non approda a nulla, no alla scuola dei capitoli imparati e “ripetuti” all'insegnante, no alla scuola dei 10, 20, 30 esercizi - riempitivo.

Allora se il governo è pronto a “esonerare” o a non permetterne l'accesso alla docenza a coloro che non sono in grado di insegnare secondo quanto finora detto, sicuramente faremo una “buona scuola”. 

 

Commenti  

 
+2 #2 Elisabetta 2014-12-30 18:18
Sì, non è affatto semplice e infatti, come ho scritto, questo non è un lavoro per chiunque e non bastano la buona volontà e la passione degli insegnanti, ne occorrono altrettante da chi governa. Questo mi aspetto prima di tutto e insieme a buoni investimenti e ad una dose di coraggio nel tagliare i rami secchi (compresi i dirigenti scolastici spesso causa di tanti problemi) la scuola può cambiare. Buon nuovo anno a noi! :roll:
 
 
0 #1 gabriella 2014-12-30 17:15
Concordo con le tue osservazioni, cara collega, anche se continuo a nutrire dubbi e perplessità sul documento di Renzi. Non è semplice essere dei buoni insegnanti e soprattutto fare della … buona scuola! Titoli e esperienze sono importanti ma non bastano! Don Milani scriveva:“Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola. […] Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola.[…]" E Pennac: “Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia”.
Non c’è sintesi migliore di questa per spiegare cosa significhi essere un buon insegnante e fare della buona scuola! Non trovi?
 

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