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LA MONTAGNA CHE PARTORÌ IL TOPOLINO.
2014
Scritto da Elisabetta   
Lunedì 30 Giugno 2014 10:39

Ah! La potenza evocatrice delle parole!

Senti o leggi la parola “Piano” e subito immagini uno studio ad hoc per predisporre un'azione in tutti i suoi sviluppi o per dirla più semplicemente un programma di interventi finalizzati al progresso di qualcosa.

E’ questo, infatti, uno dei significati di tale termine, per cui quando ho letto l’avviso esposto nella sede municipale che preannunciava il piano di riordino della viabilità, sono rimasta favorevolmente colpita e mi sono detta: - Finalmente!

Poi sul tabellone elettronico è apparso il richiamo al rispetto della nuova redigenda segnaletica e di nuovo ho pensato che alla fine ci sarebbe stata una svolta nella qualità della vita di questo paese.

Ho creduto che l’Amministrazione intendesse implementare un Piano traffico finalizzato al miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, la riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico ed il risparmio energetico, attraverso strategie efficaci ed efficienti. Tutto ciò attuando una consistente serie di modifiche che avrebbero riguardato l’intero paese: tutte le sue strade e vicoli, in accordo con gli strumenti urbanistici vigenti e nel rispetto di tutti i cittadini (di ogni età) e dei valori ambientali.

Così prefiguravo interventi che puntassero a favorire il più possibile la pedonalizzazione delle strade e dei vicoli, la sperimentazione di piste ciclabili, il ripristino della funzione propria dei marciapiedi, una fruizione civile dei parcheggi, la regolamentazione dei flussi di arrivo e partenza degli studenti dell’IPSSAR, il divieto assoluto di parcheggiare lungo C.so Umberto 1°, e su quei tratti di tutte le strade dove le macchine ferme ostacolano la circolazione e ovviamente lo svolgimento razionale e ordinato del mercato del mercoledì e della fruizione del mercato coperto.

Invece no, niente di tutto questo.

Quando sono state pubblicate sull’albo online le relative ordinanze ho dovuto ridimensionare quella che, di fatto, era stata una chimera.

Questo presunto Piano traffico, in effetti, si limita a vietare il posteggio su alcuni brevi tratti della strada principale e ad aumentare il tempo di parcheggio lungo il Corso: nient’altro, salvo ordinare ciò che è già stabilito dalla normativa nazionale.

Intanto, però, mi piacerebbe sapere con quale criterio siano stati individuati solo certi tratti di strada ad esclusione di altri. Chi, come me, ogni giorno usa l’automobile per andare al lavoro sa che deve stare attento in molti più punti di quei due elencati nell’ordinanza...

Vediamo:

  1. il tratto che va dall’ingresso del cimitero allo stop davanti all’ex Euronix dove vengono sistematicamente parcheggiati i veicoli su entrambi i lati della strada con serio pericolo per chi esce da Villa e procede verso lo stop (macchine, furgoni, trattori, camion, carro attrezzi parcheggiati da subito dopo la curva in giù in modo da restringere e occupare la carreggiata) soprattutto dalla curva del cimitero fino al Mercatone;
  2. il tratto che va dall’ex negozio di Gilda all’inizio del ponte: è prassi per molti automobilisti e fornitori parcheggiare sul lato destro della strada, anche contromano, ostacolando chi percorre la strada in uscita da Villa;
  3. il tratto su P.zza Marconi: usualmente si parcheggia in doppia fila anche con furgoni e camion invadendo la carreggiata;
  4. il tratto su via Roma che va dal punto di innesto con quella che scende alle palazzine fino al Centro culturale, dove le macchine sono sempre parcheggiate sulla destra (a salire) e molto spesso su entrambi i lati restringendo la carreggiata;
  5. il tratto su via Roma tra la pasticceria Bellomo e la stradina a senso unico che sale a destra (a scendere): ogni giorno e a tutte le ore si parcheggia su entrambi i lati della strada restringendo talmente la carreggiata che si circola a senso alternato;
  6. il punto su via Roma davanti alla palazzina prima del centro culturale (a scendere): quotidianamente sono parcheggiate una o due macchine, così, in mezzo alla strada;
  7. il tratto su Via Scesa Valle davanti al nuovo bar dove, per fruire dei servizi offerti dal locale, si parcheggiano addirittura i pullman della Sangritana oltre che file di automobili.

Cosa dire poi del caos che si verifica ogni lunedì mattina dalle 8:00 circa per l’arrivo degli studenti dell’Istituto Alberghiero? Gli autobus in mezzo alla strada (tra il Mercatone e sigma) lasciano scendere i ragazzi che con i loro trolley sciamano a decine e decine invadendo la strada: quando sei fortunato si spostano un po’ e ti lasciano passare (a passo d’uomo, ovviamente e dopo ripetuti colpi di claxon) ma in generale all’automobilista conviene fermarsi e aspettare 10 minuti buoni. La stessa cosa si ripete ogni venerdì verso le 14:00, con serio pericolo per tutti: pedoni e motorizzati.

Che riflessione fare anche sulla pedonalizzazione del corso? In questo paese abitiamo in tanti, ciascuno ha delle esigenze e dei bisogni, ma tra quelli primari individuali (si veda la scala di Maslow) non credo esista “il bisogno” al parcheggio a tutti costi, a meno che non si abbiano delle esigenze speciali (disabilità). Tutti, invece, abbiamo il bisogno di vivere qualitativamente bene e l’interesse collettivo è superiore a quello strettamente individuale: io, almeno, non condivido la degenerazione e deriva liberistica della società.

Quando si parla di chiusura al traffico, di pedonalizzazione, di limitazioni per le auto, si pensa, poi, sempre e soltanto a un problema igienico-sanitario, a una minaccia per la nostra salute. Questo, naturalmente, è molto giusto. Anzi, è ben strano che sentiamo il bisogno di ripeterci di continuo certe cose pur sapendole: i bambini che girano nei passeggini o tenuti per mano dai genitori si muovono esattamente alla stessa altezza dei tubi di scappamento di automobili e motorini; l'udito di tutti viene danneggiato di continuo da rumori sgradevoli che formano un flusso ininterrotto.

Ma il problema igienico-sanitario non è il solo perché per me è anche una questione culturale.

La pedonalizzazione del Corso si scontra con l'ostilità dei commercianti (così dicono), ma quanti sono questi commercianti? Più di tutti quelli che vorrebbero fruire di tranquille passeggiate, fermarsi ad una panchina, sedersi ai tavolini dei bar, guidare bici, passeggini e carrozzelle senza fare pericolosi slalom? Più di quanti vorrebbero provare il grande piacere del silenzio, della piacevolezza del fermarsi a pensare o a chiacchierare, di una tranquillità non turbata da rumore e puzza? E si crede davvero che l’accesso ai veicoli favorisca il commercio? Quanti clienti “forestieri” sono tentati da un budello invaso da veicoli per metà parcheggiati, anche in doppia e tripla fila, e che per il resto vanno solo avanti e indietro?

Altrove c’è il mito della “vita paesana”. Io la ritengo una presa in giro: qui abbiamo gli svantaggi del paese (pochi servizi, zero opportunità culturali) e gli svantaggi della città (rumore, confusione e sporcizia). Mi piacerebbe molto che gli avversari della pedonalizzazione pensassero bene a tutto questo: a quanto costi rinunciare alla salute ed alla sicurezza dei bambini, alla serenità dei cittadini, al rispetto e alla conservazione di edifici e monumenti.

Ho scritto che è anche una questione culturale ed è di questo tipo di svolta che si ha bisogno, ma se i residenti non ne hanno gli strumenti è compito di chi amministra progettare (guardare avanti) un paese moderno e civile, altrimenti per risolvere questioni di bilancio basterebbero solo dei bravi contabili. A meno che per gli stessi amministratori questo sia il non plus ultra dello stile di vita. Allora….alzo le mani (ma mi piacerebbe anche “i tacchi”!).

 

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