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Natale nel mondo
2011
Scritto da E.D.B.   
Venerdì 23 Dicembre 2011 16:14

roma mercatino di natale equo e solidale  IL NATALE DEGLI ALTRI

Crediamo o meno nel significato religioso del Natale, sicuramente tutti riconosciamo a questa festività un valore aggiunto: sarà l’atmosfera che ci riporta all’infanzia, saranno le tradizioni….è comunque un periodo in cui tendiamo ad essere più gioiosi e disponibili verso gli altri.
Allora vogliamo fare gli auguri per questo Natale, auguri di Pace, a coloro di cui non si parla mai, o quasi: popoli in guerra dimenticati da tutti.

ll mondo delle informazioni si estende a livello globale con gli strumenti mediatici e le nuove tecnologie, ma alcuni fatti non trovano la giusta risonanza e sono dimenticati semplicemente perché "non fanno notizia".

Ci sono guerre conosciute e guerre meno note, ed altre addirittura sconosciute. Solo alcune sembrano suscitare indignazione nell'opinione pubblica..e forse solo perché qualcuno decide che se ne deve parlare!. Ma che differenza c’è tra una guerra e l’altra? Ci sono forse morti più morti di altri o bombe più bombe di altre?
Ecco un elenco non esaustivo dei conflitti attualmente in corso: guerre e guerriglie di stampo etnico sono in corso nel sud della Thailandia, nel nord-est e nel sud-ovest dell’India, nelle Isole Moruc, nell’antica Birmania dove l’esercito dei generali al potere non utilizza armi, ma attraverso la fame e il lavoro forzato distrugge la minoranza Caren. A Timor Est i morti sono stati 300mila e la pace è precaria, nel Kashmir non c’è pace. Dietro a tutti questi conflitti ci sono interessi che vanno al di là dello scontro etnico: ad alimentare queste guerre ci sono i mercanti di armi e le imprese minerarie, sempre occidentali, che utilizzano guerre e guerriglie per assicurarsi il controllo dei territori e lo sfruttamento delle loro risorse.
Oltre a detenere il primato per la quantità di guerre in corso e per il numero di Paesi in esse coinvolti, l’Africa è il solo continente dove il numero dei conflitti è a tutt’oggi in aumento. Sudan, Eritrea, Congo, Costa D’Avorio: conflitti etnici o religiosi, guerre per il controllo delle risorse energetiche e minerarie, scontri sanguinosi che scaturiscono da una totale mancanza di prospettive economiche.
Diverse sono le cause e le radici di questi conflitti, diversi i contesti socio-politici in cui scoppiano. Tra i fattori di maggiore instabilità c’è senza dubbio il desiderio imperialista di mettere le mani su questo immenso serbatoio di materie prime e di ricchezze naturali.
È il caso della Repubblica Democratica del Congo, dove dal ‘97 è in corso una violenta guerra civile che ha già fatto oltre 3milioni di morti ed ha visto coinvolti 6 paesi africani, dal Ruanda all’Angola. Spesso questi conflitti vengono classificati abbastanza superficialmente come guerre etniche, ma le cause più profonde che li determinano vanno cercate nella volontà capitalistico-imperialista di accaparrarsi porzioni ingenti di materie prime strategiche quali il petrolio, i diamanti o ancora, nel caso specifico del Congo, l’uranio e il coltan, un materiale sconosciuto ai più ma che riveste un’importanza enorme nello sviluppo della new economy. Un’altra zona calda del continente è senza dubbio il Darfur, dove dal 2003 è in corso una vera e propria catastrofe umanitaria. La regione settentrionale del Sudan è colpita da un sanguinoso conflitto armato fra milizie filo-governative e gruppi ribelli. Anche in questo caso fra i fattori che hanno dato origine alla guerra giocano un ruolo di primaria importanza: le mire sugli immensi giacimenti di petrolio presenti nella regione. Si tratta di un conflitto che ha già prodotto più di 300mila morti, senza considerare le gravissime violazioni dei diritti umani e gli stupri etnici utilizzati come vera e propria arma di offesa. Tra le guerre dimenticate c’è poi quella in atto in Costa d’Avorio, un paese ormai spaccato in due dopo che una rivolta militare è degenerata in guerriglia. Per non parlare del Corno d’Africa, dove le tensioni fra Eritrea ed Etiopia continuano ad affliggere milioni di persone.
In America Latina, la situazione è grave in Colombia: 7mila desaparecidos, più di 7mila detenzioni arbitrarie, quotidiane esecuzioni extra giudiziarie.
Questi conflitti dimenticati continuano a mietere vittime, lontani dalle telecamere e nell'indifferenza del "mondo civilizzato". Non c’è solo il Medio Oriente, dunque, ma c’è tutto un mondo parallelo e inquietante ignorato dai media e quindi pressoché sconosciuto all’opinione pubblica. Ci sono zone della terra dove guerre e genocidi sono all’ordine del giorno, dove i caschi blu non possono nulla e la soluzione sembra non arrivare mai.
Le grandi potenze si limitano a volgere altrove lo sguardo e queste crisi, definite a bassa intensità poiché non minacciano la pace mondiale, permangono, e per molte di loro anche internet tace. Pensiamo a quelle popolazioni, parliamone, con la speranza che il mondo si accorga anche di loro.

 

 

 

 

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