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Dalla parte dei giovani
2011
Scritto da M.S.   
Mercoledì 14 Dicembre 2011 19:48

laureati italiani2GENERAZIONE MILLE EURO

Forse alcuni di voi hanno avuto l'occasione di vedere il film "Generazione Mille Euro" di Massimo Venier, tratto dall'omonimo romanzo di Incorvaia e Rimassa. Racconta la storia di Matteo, giovane laureato che rinuncia al sogno della sua vita (essere un matematico) e trova lavoro in un agenzia di marketing. E' un precario, costretto a dividere le spese del suo appartamento con altri neo-laureati in cerca di un'occupazione stabile, rischia lo sfratto e il licenziamento. Il film è carino e divertente, ma alla fine, mentre scorrono i titoli di coda, la materia su cui riflettere è molta. Come vivono i laureati italiani? Quali sono le loro speranze per il futuro? Hanno fiducia nella società in cui vivono? E, soprattutto, la società ha fiducia in loro? Investe sulla loro formazione professionale?

Queste domande, purtroppo, nei talk show, nei dibattiti televisivi e perfino nelle conversazioni di ogni giorno, vengono troppo spesso aggirate o messe a tacere con luoghi comuni del tipo "Ma a cosa serviranno mai tutti questi laureati? Qualcuno dovrà pur fare il muratore in Italia!", oppure "Se hai voglia di lavorare, il lavoro si trova: basta sapersi adattare!", o anche "C'è la crisi, e da qualche parte bisogna tagliare!".

Avrei potuto dare anche io la mia personale interpretazione dei fatti, ma ho pensato che il modo migliore per spiegare la condizione in cui vivono i laureati italiani fosse... chiedere a loro! 

Così, tramite questo sito web, ho condotto un'indagine a campione, sottoponendo giovani laureati di diversa provenienza ed estrazione sociale, alle stesse quattordici domande. Non nascondo che, mentre analizzavo le risposte, sono stata assalita da un pò di tristezza, e anche da un bel pò di rabbia.

Questi giovani sono il futuro del nostro Paese, e dovrebbe essere compito di chi ci rappresenta garantire loro le migliori prospettive di vita.Invece, ecco come si sentono.

I ragazzi da me intervistati hanno tutti un'età compresa tra i 25 e i 30 anni, sono tutti in possesso di una laurea (il 25% di loro ha conseguito solo la laurea triennale), e il 75% si è laureato con il massimo dei voti, più la lode. Di questi, solo il 50% ha un'occupazione con regolare contratto o è riuscito a trovare una propria strada professionale (imprenditore, libero professionista). L'altra metà degli intervistati si divide tra precariato e disoccupazione e dichiara di non riuscire a vivere esclusivamente del proprio lavoro.

Il 75% degli intervistati sogna di mettere su famiglia, ma il 90% di loro confessa di non averne la possibilità e il restante 10% ritiene che potrebbe costruire una famiglia solo facendo molti sacrifici. La metà dei ragazzi interpellati, inoltre, ritiene che i laureati in Italia abbiano le medesime possibilità di lavoro di chi non ha studiato, il 25% di loro è convinto di essere destinato al precariato e solo il restante 25% pensa che i nostri connazionali in possesso di laurea abbiano buone possibilità di lavoro.

Alla domanda: "Qual è il problema dell'Italia?", il 50% risponde "la classe politica", il 25% "il governo Berlusconi" e il restante 25% "la crisi economica". Il 75% degli intervistati dichiara di non sentirsi affatto rappresentato dalla classe politica Italiana, e il 25% si ritiene soddisfatto solo dall'ala politica in cui si riconosce. Comunque, un quadro tutt'altro che rassicurante, visto anche che gli interpellati sono stati chiamati ad esprimere un giudizio sull'operato del governo Berlusconi. Il 100% di loro ha giudicato insufficienti le riforme attuate nei campi dell'istruzione, della giustizia e dei costi della politica. Il 50% giudica insufficiente la manovra economica varata dal governo Berlusconi, il 25% non la conosce, e il restante 25% ritiene che sia discreta. Nonostante ciò, ben il 50% dei ragazzi interpellati, crede che gli altri partiti non potrebbero fare meglio, perchè mossi esclusivamente da scopi personali, come tutti i politici, mentre l'altra metà ha fiducia nei partiti di opposizione. Per concludere, ecco come i laureati italiani vedono il loro Paese tra dieci anni: il 25% di loro ritiene che l'Italia si svuoterà e tutti i giovani andranno via, il 50% pensa che il processo di crescita andrà a buon fine, ma solo a seguito di un radicale rinnovamento della classe dirigente; il restante 25% è ottimista, e risponde che la situazione migliorerà.

Da questa indagine emerge, come potete constatare, una sfiducia generale nei confronti delle istituzioni e un certo pessimismo riguardo l'attuale (e, in qualche caso, futura) condizione dei giovani in Italia. Mi sembra opportuno confrontare questi dati con quelli del Rapporto Eurostat, che riguarda i laureati italiani di età compresa tra i 25 e i 34 anni, che sono emigrati all'estero.

Essi guadagnano più del doppio, in media, di coloro che restano in Italia. Di quelli che lavorano oltre confine, il 18% ricopre posizioni direttive, contro l' 8% dei coetanei nel nostro Paese.

Per concludere, qualche dato che ci inserisce nel quadro europeo. L'Italia, nella classifica dei Paesi Europei, conta una delle percentuali più basse di laureati: dopo di noi solo Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia. Nel nostro paese, solo il 9% dei ragazzi figli di non laureati, consegue la laurea. In pratica, coloro che nascono in famiglie con un tasso di istruzione più basso, hanno una probabilità sette volte inferiore di raggiungere la laurea rispetto ai loro coetanei che vivono in contesti più agiati.

Il nostro ascensore sociale è bloccato da anni. Gli ingressi nel mondo del lavoro sono bloccati da anni. La generazione che ci ha preceduto ha, in linea di massima, potuto permettere ai figli di studiare. Ma questi ragazzi oggi sono perlopiù disoccupati e non potranno, a loro volta, permettersi di far studiare i propri figli. Che saranno, quindi, con molta probabilità, anch'essi senza lavoro.

Uno scenario inquietante. Raggiungere i mille euro al mese sembra, più che un film, un sogno vero e proprio.

 

 

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