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L'Arte delle donne
2011
Scritto da G. D. C.   
Giovedì 08 Dicembre 2011 20:58

kahlofoto2      L’ARTE DEL DOLORE

Terzo appuntamento con "L'arte delle donne". Dopo Artemisia e Tintoretta, parliamo di Frida Kahlo, straordinaria pittrice messicana del Novecento, artista ribelle e anticonformista, donna coraggiosa e appassionata, femminista fiera e combattiva.

Nacque il 6 luglio 1907 a Coyoacán, un sobborgo di Città del Messico. La sua vita fu costellata da una lunga serie di sventure e da un calvario di sofferenza fisica e disperazione. Nata con la spina bifida, diagnosticata come poliomielite, a sei anni rimase costretta a letto per nove mesi. Dopo una lunga convalescenza guarì, ma si ritrovò con la gamba destra più sottile della sinistra, con problemi al piede e una pronunciata zoppìa. Difetti vistosi che le valsero tra i compagni di scuola il soprannome di "Frida gamba di legno". A diciotto anni rimase vittima di un grave incidente stradale tra l’autobus di legno su cui viaggiava e un tram. Una sbarra metallica le trafisse la schiena procurandole una forte emorragia e danni gravissimi (fratture alla spina dorsale, alla clavicola, alle costole, al bacino; lesioni alla spalla e al piede).

Le conseguenze dell’incidente segnarono e tormentarono la sua esistenza, nonostante questo Frida amò la vita e nella pittura trovò la sua strada. Alle tele e ai colori, infatti, affidò il compito di esprimere il suo dramma ma anche la sua forza e la sua disperata vitalità. Lei stessa diceva: "Non sono malata, sono rotta. Ma sono felice, fintanto che potrò dipingere".
Costretta a subire numerose operazioni chirurgiche, fu obbligata ad anni di riposo imprigionata in busti opprimenti; nell’immobilismo del letto lesse molti libri sul movimento comunista e iniziò a dipingere. Il primo soggetto fu il suo piede che riusciva a intravedere tra le lenzuola. Da lì la scelta dei genitori di regalarle un letto a baldacchino sopra al quale venne collocato uno specchio in modo che Frida potesse osservarsi. Fu l’inizio della sua produzione artistica caratterizzata da una lunga serie di autoritratti che raccontano il suo mondo e il suo dolore. A chi le chiedeva perché ritraesse soprattutto se stessa rispose: “Dipingo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perchè sono il soggetto che conosco meglio”.
Quando riprese, seppur con difficoltà, a camminare, portò i suoi quadri al maestro Diego Rivera, famoso pittore muralista messicano e comunista appassionato. Rivera rimase colpito dal suo talento e dalla sua personalità e la introdusse nella scena politica e culturale messicana. Frida divenne così un'attivista del partito, dedicò tempo e attenzione alle vicende politiche del suo popolo, si oppose all'Imperialismo nordamericano battendosi contro la penetrazione dei costumi statunitensi in Messico, prese parte a tutte le lotte pacifiste e ai movimenti a difesa degli oppressi e dell’identità nazionale del suo Paese. Il suo impegno a favore dei poveri e della giustizia sociale durò per tutta la vita e terminò solo dieci giorni prima di morire quando, sulla sedia a rotelle, partecipò a una manifestazione contro la caduta in Guatemala del governo democratico di Jacobo Arbenz Guzman provocata dalla CIA statunitense.
L'incontro con il grande Rivera cambiò la vita di Frida e, per molti versi, le causò altra angoscia. Lei stessa soleva dire con amara ironia di aver avuto due incidenti nella vita: ”:..il primo mi ha fatto scontrare con un tram e l’altro mi ha portato tra le braccia di Diego”. Fisicamente i due erano molto diversi, non a caso il loro rapporto venne definito come l’unione di un elefante e di una colomba: lui era imponente, poco attraente, con il doppio dei suoi anni, il triplo del suo peso e una reputazione di seduttore; lei era fragile, minuta, sensuale e molto bella, nonostante nei suoi quadri, forse per dare più valore alla bellezza dell’anima, si ritraesse meno bella di quanto fosse in realtà. Tra i due nacque un lungo e tormentato amore, fatto di contrasti e affinità elettive, una relazione tempestosa ma anche ricca emotivamente e artisticamente. Si sposarono nel 1929 ma il matrimonio fu segnato dai suoi tre aborti spontanei, dai ripetuti tradimenti di lui (il più grave con Cristina, sorella di Frida), dagli screzi dovuti alle reciproche carriere, da una separazione, una seconda unione e alla fine dai vari amori della stessa Frida tra i quali il poeta Andrè Breton e il rivoluzionario russo Lev Trotzky, che Frida accolse nella sua casa quando fu esiliato. Le vicissitudini del suo rapporto con Diego, il grande rimpianto di non aver potuto avere figli, il tema della disperazione e del dolore trovarono espressione nella sua arte.
La carriera artistica di Frida consta di circa 200 dipinti, per lo più piccoli autoritratti, in cui la pittrice, come in una sorta di esorcismo, proietta le sua angosce in un’altra Frida, in modo da separare se stessa dal dolore, dalla solitudine, dalla malattia e allo stesso tempo confermare la sua appartenenza alla vita.
La sintesi della sua tragedia la vediamo ne “La colonna spezzata” dipinta nel 1944 quando Frida fu costretta a portare un nuovo busto d’acciaio. Nel quadro l’artista si ritrae frontalmente con il corpo lacerato in due parti tenute insieme dal busto metallico; al posto della spina dorsale una colonna greca, distorta e spezzata in più punti, simboleggia la sua esistenza che, come un rudere, sta andando in pezzi Il suo volto è rigato da lacrime, ma la Frida spezzata non è una persona piangente: è fiera, guarda dritto davanti a sé e fronteggia con dignità la dura prova della vita. La raffica di chiodi che le trafiggono il corpo e il volto rimandano ad una crocifissione.
Il tema della sofferenza ritorna ne “Il cervo ferito” (1946) dove si ritrae nelle sembianze di un cervo trafitto da un gran numero di frecce che alludono alla condizione della pittrice, costretta da sempre a convivere con dolori lancinanti.
Pochi anni prima della sua morte le venne amputata la gamba destra, in evidente stato di cancrena. Il 13 luglio 1954, pochi giorni dopo aver compiuto 47 anni, Frida morì. Le ultime parole che scrisse nel suo diario sono: "Attendo con gioia la mia dipartita e spero di non tornare mai più.".

la colonna spezzata                                 il cervo ferito    IL CERVO FERITO      

 LA COLONNA SPEZZATA   

           

 frida e diego  FRIDA E DIEGO

                                                                                                     


 

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